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Pancevuote e Pancepiene nella storia del teatro.

Conferenza del drammaturgo e storico del teatro prof. Luigi Lunari.
Quando 15/04/2015
dalle 18:00 alle 20:30
Dove Biblioteca Internazionale "La Vigna" contrà Porta S. Croce, 3 36100 Vicenza
Persona di riferimento
Recapito telefonico per contatti Tel.: 0444 543000, Fax: 0444 321118
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La Vigna evento

La Biblioteca “La Vigna”, in collaborazione con FITA Veneto, ospiterà la conferenza del drammaturgo e storico del teatro prof. Luigi Lunari “Pancevuote e Pancepiene nella storia del teatro”. Dopo i saluti iniziali di Mario Bagnara e Aldo Zordan, presidenti rispettivamente de “La Vigna” e di FITA Veneto, coordinerà l’incontro la giornalista Alessandra Agosti.

La fame! Nel teatro è un percettibile e onnipresente filo conduttore. La fame... e il cibo, che quella fame sazia. Ma mentre il cibo non sempre c’è, la fame c’è sempre. Certo sarebbe errato cercarne le origini nel teatro tragico
classico: Edipo e Agamennone hanno un sacco di problemi, è vero: ma non quello del pane quotidiano. E’ nell’altro teatro che quel tema si rende presente: nel teatro di origine popolare, bacchico e godereccio, nel quale il momento conclusivo è il banchetto, dove la “fame” - e forse più ancora la sete - trovano finalmente la loro soddisfazione. Il popolo sa bene che cos’è la fame: e di questo si serve – negli Uccelli di Aristofane – per costringervi gli dèi, egoisti e sordi, intercettando a mezz’aria le offerte sacrificali degli uomini e indurli così a più miti consigli. Più o meno in quello stesso tempo (tra il IV e III sec. a.C.), dall’altra parte dell’Adriatico, i romani vengono a contatto con la popolazione campana degli Osci, che a Roma portarono con grande successo un teatro farsesco (detto presto la farsa Atellana) nel quale uno dei quattro personaggi-maschere – latinizzato in Maccus – dava corpo al sogno di ogni poveraccio: quello del mangione, sempre affamato, sempre gozzovigliante, mai sazio. Poi... direi che è storia dei nostri giorni.
Quasi duemila anno dopo, ecco la zanni della commedia dell’arte, ecco Arlecchino, dall’atavica insaziabile fame: lo stesso che troviamo – finalmente nero su bianco – nelle Favole di Flaminio Scala e nelle Fiabe di Carlo Gozzi, e infine in quella stupenda rievocazione di un Arlecchino algerino rivissuto in tutti i suoi caratteri essenziali – fame compresa - nell’Age d’Or del Theatre du Soleil di Ariane Mnouchkine. Alla fine lettura, da parte di Virgilio Mattiello, di due testi di Eduardo De Filippo (la scena della tazzina di caffè da Questi fantasmi e l'apertura di Sabato, domenica e lunedì, dove si parla del ragù).

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